« CATEGORIE

Come è possibile fare un’affermazione del genere? Ovviamente non vogliamo generalizzare, ma esaminiamo qualche dato. Nel periodo Gennaio – Luglio 2017 ci sono state 591 vittime di cui 431 in occasione di lavoro e 160 in itinere. Questo dato è di per sé preoccupante in quanto rappresenta un incremento della mortalità del 5,2% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente (562 casi registrati nel 2016).

Ma analizziamo un altro dato. La fascia d’età più colpita è quella dei 45-54 anni, con un Indice di incidenza sugli occupati pari a 20 (32,3% del totale con 139 casi registrati). A seguire troviamo i lavoratori con età compresa tra i 55 e 64 anni, con un indice di incidenza sugli occupati di 33,8 (29,5% del totale) e 127 casi registrati.

Pertanto, il 61,8 % degli infortuni mortali coinvolge persone oltre i 45 anni: persone che, almeno anagraficamente, dovrebbero essere e esperte e mature. Comunque non sono ragazzini alle prime armi e non dovrebbero essere inconsapevoli né dei rischi, né delle conseguenze di comportamenti errati.

Perché allora sono proprio loro ad essere maggiormente esposti, statisticamente, agli infortuni mortali? Si tratta di minore cultura della sicurezza? O forse di abitudini? Di assuefazione al rischio? Di quel falso senso di sicurezza che spesso si traduce in “Non mi è mai successo nulla…”